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Le carbonaie

In val di Ledro la grande estensione dell’area boschiva favorì lo sviluppo della produzione di carbone da legna, la sola risorsa che prima della Rivoluzione industriale fu capace di fornire calore per il riscaldamento e per l’attività metallurgica, di cui la valle abbondava. Quando i comuni mettevano all’asta lotti di legna situati in zone poco accessibili, spesso chi li acquistava preferiva utilizzare il legname per produrre carbone, perché la resa che si otteneva, un quintale di carbone ogni cinque di legna, garantiva un risparmio notevole nelle spese di trasporto. La scelta dei luoghi dove costruire le carbonaie ricadeva su aree boschive (lontane dai centri abitati) e strategiche per la raccolta del legname. Le tracce di quest’attività sono testimoniate dalla presenza di numerosi toponimi (Aial dei Travers, Aial del Paiotol, Carbonil ecc.); l’aial era il termine dialettale per indicare la piazzola dove veniva prodotto e depositato il carbone. I carbonai, essendo queste località lontane dai centri abitati, dovevano abbandonare le proprie abitazioni e trasferirsi sul luogo di lavoro. Vi erano alcuni paesi (ad esempio Bondone nella val Giudicarie) che si svuotavano verso la fine di marzo, quando i carbonai partivano con i carretti sui quali era posto lo stretto necessario per il lavoro e per la sopravvivenza, e si ripopolavano verso la fine di novembre dopo circa otto mesi.

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I carboneri mentre costruiscono il castel

BRIGÀ D., La fata gavardina, 1995.

 

 

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Il poiat è completo!

BRIGÀ D., La fata gavardina, 1995.